Interreg: ecco i progetti della Provincia di Varese

Sono appena scaduti i termini per presentare le candidature a una serie di progetti intereg transfrontalieri. Provincia di Varese non si è lasciata sfuggire questa occasione per valorizzare il proprio territorio. Grazie al confronto e ad una collaborazione concreta con i Comuni, le associazioni, aziende private e ovviamente i partner del Canton Ticino iniziata nel mese di giugno 2016, Provincia di Varese ha presentato nel ruolo di capofila ben tre progetti di cooperazione territoriale. Continua a leggere

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La forza dei Sindaci

sindaciE’ un risultato molto positivo la convocazione da parte del Governo italiano dell’ambasciatore della Confederazione elvetica per riferire sulla chiusura unilaterale dei tre valichi di frontiera. E’ così stato accolto l’invito dei Sindaci della Comunità Montana del Piambello a reagire alla provocatoria, quanto incomprensibile, decisione svizzera. Un successo dell’azione corale dei primi cittadini e del territorio.
Nella riunione di ieri della Regio Insubrica, alla quale ha partecipato anche la Provincia di Varese, è emerso come nella decisione non siano state preliminarmente coinvolte le forze di polizia ticinesi e italiane, che invece stanno sempre più lavorando in sinergia per il controllo delle frontiere. Cade quindi ogni ipocrisia: la chiusura dei tre valichi è un decisione che ha a che fare più con la propaganda che con la sicurezza. In questo contesto, in cui Sindaci, Comunità Montana, Provincia, Regione e Governo hanno saputo reagire in difesa del territorio è incredibile il comportamento della Lega Nord. È evidente ormai la distanza tra il territorio reale e la Lega di Salvini, succube della Lega dei Ticinesi e prigioniera dei suoi stessi slogan. Lo dimostrano le dichiarazioni dei suoi principali esponenti e i voti contrari alle mozioni presentate in Consiglio provinciale a dicembre e in Consiglio regionale ieri.  Questi atteggiamenti non solo non aiutano il nord ma alla lunga rischiano solo di penalizzarlo.
Da parte nostra, come Provincia di Varese, continueremo a lavorare affinché si intensifichino le positive collaborazioni tra le autorità italiane ed elvetiche sia sui temi della sicurezza sia sui temi del lavoro. In questo quadro di buone relazioni auspichiamo, come ieri ha ben dichiarato la Farnesina, la rimozione di tutti gli ostacoli discriminatori nei confronti dei lavoratori frontalieri, ostacoli che violano gli accordi europei di libera circolazione.

Un errore la chiusura notturna del valico di Cremenaga

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa chiusura notturna del valico di Cremenaga è un errore. Nel metodo: la Svizzera non può continuare a prendere decisioni unilaterali sulle frontiere. E nel merito: non aumenterà la sicurezza ma aumenteranno solo i disagi per gli abitanti di Cremenaga.
La chiusura stabilita dalle autorità elvetiche, seppur in forma sperimentale, è l’ennesimo caso di decisione unilaterale che non possiamo condividere, poiché quando si parla di sicurezza bisogna agire insieme e condividere percorsi e scelte. Ricordo che già a dicembre, in seguito alla chiusura improvvisa dei valichi di Ponte Tresa e Cremenaga, adottata anche quella volta in piena autonomia dalle autorità svizzere in seguito a una rapina, il consiglio provinciale ha votato una mozione per censurare tutte le decisioni unilaterali contro la libera circolazione delle persone. Con quel documento avevamo richiamato tutte le istituzioni a fare la propria parte per mantenere i buoni rapporti tra Italia e Svizzera evitando decisioni che rischiano solo di ripercuotersi sui lavoratori e sui cittadini, oltre che creare un clima di tensione di cui nessuno sente l’esigenza. Per tali motivi, oggi, la decisione della chiusura notturna sorprende e non può essere condivisa, perché anche in questo caso rischia di avere come effetto immediato la penalizzazione dei cittadini di Cremenaga, soprattutto in caso di situazioni di emergenza. Infine vorrei ricordare che esiste un tavolo politico transfrontaliero, la Regio Insubrica, che Regione Lombardia ha voluto mantenere vivo finanziandolo con 80 mila euro l’anno. A questo punto mi chiedo perché temi di così grande rilevanza non vengano affrontati in questa sede?.

Un luogo della memoria anche in provincia di Varese?

giorno-memoria“Ė vero, in questi momenti che tutto il mondo è in rovina non bisognerebbe lasciar parlare il cuore, ma l’assicuriamo Onorevole che se anche Lei fosse qui, non potrebbe assistere senza un senso di sgomento e di spavento per la fine forse riservata a questi poveretti.” (Ponte Tresa, 1943)

Grazie ad Agostino Nicolò per aver pubblicato oggi su “Lo stivale pensante” lo scritto del professor Emilio Rossi “Giorno della Memoria”: i salvati e i respinti, storie al confine tra alto Varesotto e Ticino. Lo trovate a questo link.
Nei nostri Comuni di frontiera tra il 1943 e il 1945 si mescolarono vorticosamente le vicende di eroi e di branchi di sciacalli. Famosa la vicenda di Liliana Segre venduta ai nazisti da contrabbandieri varesini.
Lo scriveva pochi giorni fa anche Andrea Camurani su VareseNews (Rivavén Biott). Insieme al Presidente della Provincia Gunnar Vincenzi stiamo pensando di costruire con i Comuni, le scuole e le associazioni locali un “luogo della memoria” per ricordare questa pagina così intensa della storia della provincia di Varese.

Valichi, solidarietà ai frontalieri e agli amministratori.

valichiAbbiamo presentato una mozione urgente in Consiglio provinciale per esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori frontalieri, agli amministratori locali e alle forze di polizia dopo quanto accaduto lunedì 5 dicembre. Comprendiamo la necessità della Polizia ticinese di intervenire a tutela della sicurezza, ma vogliamo richiamare tutti a mettere in campo azioni che abbiano una giusta misura, per evitare che si ripercuotano sui lavoratori frontalieri e che diventino occasione di strumentalizzazione da parte di chi vuole sabotare i buoni e storici rapporti di amicizia tra la Svizzera e l’Italia. Questo è il momento di costruire ponti.
Tutte le decisioni che riguardano la sicurezza dei cittadini italiani e svizzeri devono essere prese nei luoghi istituzionali e operativi di concertazione senza creare un danno alla libera circolazione dei lavoratori. In Consiglio provinciale chiederemo al Presidente Vincenzi di trasmettere quanto deliberato al Ministero degli Esteri, al Ministero dell’Interno e a Regione Lombardia, affinché, ciascuno per la propria competenza, esercitino tutte le azioni necessarie per tutelare i nostri lavoratori e le amministrazioni di frontiera e continuino a operare per mantenere solidi e leali rapporti di cooperazione con la Confederazione Elvetica e il Canton Ticino.
A questo link potete scaricare il testo integrale della mozione presentata.

Il Governo rassicura i Comuni sui ristorni dei frontalieri

comm_alfieri1Ieri in Regione Lombardia ho partecipato alla seduta della Commissione per i rapporti con la Confederazione elvetica che ha visto come relatore Vieri Ceriani, capo delegazione italiano nella trattativa fiscale tra Italia e Svizzera. Come Provincia di Varese abbiamo chiesto all’emissario del Governo garanzie per il futuro dei ristorni dei frontalieri che sono una risorsa fondamentale per i bilanci dei Comuni. La risposta è stata positiva.
Secondo gli accordi del 1974, e ancora oggi in vigore, fatto 1000 lo stipendio lordo di un lavoratore frontaliere 10 va in tasse (calcolando una tassazione media ticinese del 10%). Di questo 10 il 40% viene ristornato da Berna a Roma che lo redistribuisce tra i Comuni di confine per rimborsare in parte i servizi di cui il frontaliere usufruisce in Italia*. Oggi quindi 6 rimane in Svizzera e 4 arriva agli enti locali italiani.
Il nuovo trattato tra Italia e Svizzera che entrerà in vigore dal 2019 stabilisce che ai Comuni di frontiera verrà trasferito da Roma una percentuale non inferiore a quella ottenuta oggi ma con un percorso differente. In che modo? Dal 2019 il salario di un lavoratore frontaliero sarà tassato per il 70% dalla Svizzera, secondo le aliquote cantonali e con un moltiplicatore comunale medio, mentre il restante 30% sarà tassato direttamente dall’Italia. Spetterà quindi a Roma, grazie a questa imposizione diretta, creare un fondo ad hoc per traferire annualmente ai Comuni la stessa cifra che avrebbero ottenuto secondo le percentuali stabilite dagli accordi del 1974.

Nonostante il vecchio sistema dei ristorni fosse contenuto nel testo del trattato internazionale non sempre il percorso di questo fondi è stato lineare. Negli ultimi anni diverse e molto insistenti sono state le richieste di alcuni partiti politici ticinesi di bloccare unilateralmente questa erogazione. Nel 2011 il governo ticinese bloccò per un anno il 50% dei ristorni. Ora invece tutto dipenderà da Roma. Bisogna fidarsi? Il vecchi adagio dice fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Per questo come Provincia di Varese abbiamo chiesto al Governo che il nuovo meccanismo dei ristorni sia inserito direttamente nella legge di ratifica del trattato internazionale italo-svizzero, questo per blindare l’accordo e rendere particolarmente difficile in futuro la modifica del testo. Ad oggi Roma ha confermato questa intenzione e ne siamo felici, continueremo però la nostra attività di vigilanza e pressione fino alla ratifica parlamentare.

*sono annualmente beneficiari diretti quei Comuni che si trovano entro una fascia di 20 km dalla linea di confine dell’Italia e abbiano avuto un numero di lavoratori frontalieri pari o superiore al 4% della popolazione residente. Per i Comuni con una percentuale inferiore al 4% il ristorno verrà corrisposto alla Comunità Montana di appartenenza. Per i Comuni che non fanno parte di Comunità Montana il ristorno viene assegnato alla Provincia di riferimento per il tramite della Regione. Le Province lombarde interessate sono Como, Lecco, Sondrio e Varese. La destinazione è del fondi vincolata: 30% spese correnti e 70% spese investimento.

Salvo anche il “Secondo Pilastro”. Il Governo italiano a tutela dei frontalieri.

secondo pilastroDopo la proroga dei termini per la presentazione delle domande per la “voluntary disclosure”, oggi arriva un’altra importante novità per i lavoratori frontalieri. Il decreto varato ieri dal Governo regola infatti anche la vicenda delle prestazioni corrisposte dalla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità Svizzera (il cosidetto “Secondo Pilastro”) con l’imposizione dell’aliquota del 5% sui rendimenti in qualunque forma erogati.

Il Governo Renzi ha ascoltato le richieste che in questi mesi sono arrivate dal Partito Democratico, dalle Provincie di Varese e Como, da tanti amministratori e tanti frontalieri. Con questa decisione l’esecutivo tutela e garantisce le somme che i lavoratori italiani hanno accumulato in tanti anni di pendolarismo con il Canton Ticino. Ennesima dimostrazione che sui rapporti con la Svizzera si fa sul serio, caccia ai grandi evasori e contemporanea difesa di chi lavora o ha lavorato onestamente e duramente oltreconfine.

Frontalieri: proroga per la voluntary disclosure

svizzera-italia_367Il Consiglio dei Ministri questa mattina ha prorogato al 30 novembre il termine per la presentazione delle domande per la “voluntary disclosure” e ha prorogato fino al 31 dicembre la scadenza per l’integrazione della documentazione. Una buona notizia per i frontalieri che rischiano di essere considerati ingiustamente evasori fiscali.

Dopo i chiarimenti del Governo, ad agosto, sull’Avs, arriva un altro provvedimento di buon senso da parte dell’esecutivo. Bene anche questa decisione di dare più tempo ai frontalieri e agli ex frontalieri o ai loro eredi per mettersi in regola con il fisco italiano. Come Provincia di Varese ci siamo fatti più volte portavoce presso il Governo delle preoccupazioni del nostro territorio. Siamo stati ascoltati. Questo atto conferma la volontà da parte del Governo Renzi di costruire un sistema di rapporti equilibrato con la Svizzera, e il Canton Ticino in particolare, per tutelare chi davvero lavora distinguendolo dai veri evasori.

Lago Maggiore, dati incoraggianti sul turismo nel 2015

prealpa per blog turismo1Sono positivi i primi dati sul turismo estivo 2015 della nostra Provincia. Grazie al lavoro dell’Osservatorio flussi turistici della Provincia di Varese è possibile fare un primo confronto tra il bimestre maggio-giugno nel 2014 e lo stesso periodo nel 2015 per una delle zone più importati per il settore, l’area che comprende i Comuni che si affacciano sul Lago Maggiore da Castelveccana fino a Maccagno con Pino e Veddasca e che si estende per tutta la Valtravaglia, la Val Veddasca e la Val Dumentina. I dati, per questa zona presa in esame, anche se molto ravvicinati nel tempo per il 2015 (Istat Roma li convaliderà solo fra qualche anno) e quindi non ancora definitivi, permettono un confronto per tipo di struttura ricettiva e per località di provenienza.

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Apprendistato: ora Italia e Svizzera non sono più così lontane (anche grazie al Jobs Act)

logo aprisOggi al Polo Tecnologico di ComoNeXt a Lomazzo (CO) ho partecipato al workshop finale del progetto Interreg “APRIS” di cui la Provincia di Varese è partner insieme alle Province di Como e Novara, al Canton Ticino e all’Università Cattolica.

Il progetto Interreg Italia – Svizzera APRIS nasce con l’intento di contribuire allo sviluppo condiviso di modelli di formazione per la transizione al lavoro, in particolare dell’apprendistato, funzionali al miglioramento delle competenze dei lavoratori transfrontalieri correlate a profili professionali di comune interesse.

Il progetto è nato soprattutto dalla volontà di imparare, di scambiarsi idee, opinioni su un tema decisivo per il futuro delle nuove generazioni: l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. I partner del progetto hanno lavorato insieme su questo tema, consapevoli che l’apprendistato, come è noto, è uno strumento importantissimo per ottenere questo risultato. La legislazione italiana sulla materia è stata recentemente ridefinita nel Jobs Act e perciò gli esiti del cambiamento li potremo vedere solo tra qualche tempo, ma le novità ci sono e sono sostanziose, soprattutto per il tipo di contratto di apprendistato più simile a quello svizzero, quello per il conseguimento della qualifica e del diploma. Ora anche gli imprenditori del nostro territorio hanno a disposizione un contratto la cui struttura di retribuzione è stata completamente rivista. Per “calcolare lo stipendio” degli apprendisti infatti occorrerà togliere il monte ore della formazione esterna all’azienda, mentre per la formazione interna verrà riconosciuto il 10 % della retribuzione dovuta. Questa novità ci avvicina al ” confine svizzero”, però per renderne effettive le opportunità tocca a noi (amministratori, imprese, parti sociali), ognuno con il proprio ruolo, rendere possibile e praticabile lo strumento.

Grazie a APRIS nei prossimi mesi l’impresa, l’apprendista, i tutor e il mercato del lavoro in generale potranno avere a disposizione sia strumenti di facilitazione sia persone qualificate che li aiutino a lavorare su questo tema. Avevamo auspicato il passaggio, la trasformazione culturale, dal “sono obbligato a farlo?” al “mi conviene farlo”. Forse un giorno potremo vedere anche nelle imprese del nostro territorio la “fierezza di essere impresa formatrice” che bonariamente invidiamo ai vicini elvetici.

Naturalmente è un percorso in divenire, sul quale è opportuno investire per aiutare le aziende nel l’importante ruolo sociale che è quello di consentire ai ragazzi di costruirsi un futuro attraverso l’insegnamento di un mestiere e di una professione.